Credete che sia davvero una buona soluzione quella di aumentare il numero dei cani randagi nel nostro comune?

"La felicità è una scelta"
Credete che sia davvero una buona soluzione quella di aumentare il numero dei cani randagi nel nostro comune?

Il circolo “IL POPOLO DELLA FAMIGLIA – BISCEGLIE” presenta il convegno “FAMIGLIA IN COMUNE”: esempi e proposte di politiche comunali per la famiglia che si terrà a Bisceglie il giorno domenica 28 novembre 2021 ore 10:30 nella biblioteca “Don Michele Cafagna” presso la parrocchia Santa Caterina da Siena.
«L’incontro nasce con l’obiettivo di condividere “buone prassi” di politiche familiari a livello locale e poter così proporre alla città idee e progetti per rendere Bisceglie un comune a misura di famiglia» spiega Angelo Di Liddo presidente del circolo.
All’incontro prenderanno parte:
«Noi riteniamo – precisa Francesco Mastrapasqua coordinatore del circolo – che il sostegno alle famiglie passi anche attraverso le politiche comunali e che se si aiuta la famiglia a vivere meglio e con più semplicità nel proprio comune, tutta la comunità locale ne beneficia».
«È arrivato il momento di comprendere che la famiglia è la vera “cellula della società”, è il fulcro attorno al quale dobbiamo costruire sia il tessuto sociale che le politiche per il welfare e per il bene comune» è il commento di Nicola Quatela, segretario del circolo.
Il circolo “POPOLO DELLA FAMIGLIA – BISCEGLIE” ha deciso di lanciare una campagna di affissioni contro la feroce pratica dell’eutanasia.
Bisogna prendersi cura dei più fragili e fare di tutto per alleviare le loro sofferenze. L’eutanasia, al contrario, vuole sbarazzarsi facilmente dei sofferenti, come se fossero “merce di scarto”.
«Il manifesto che abbiamo voluto esporre in via Bartolo Colangelo a partire dal 8 novembre, mostra una persona anziana visibilmente malata e sofferente che tende la mano nella speranza di essere aiutata, confortata, amata» spiega Nicola Quatela, segretario del circolo.
Uccidere chi soffre, uccidere chi è anziano o abbandonato, significa perdere l’umanità. Dobbiamo invece restare umani, applicare la legge 38 sulle cure palliative sempre ignorata degli ultimi governi e salvaguardare la vita fino al suo termine naturale, aiutando chi soffre anziché eliminarlo come un rifiuto.
«Noi riteniamo – precisa Angelo Di Liddo presidente del circolo – che lo Stato debba sostenere le famiglie che si prendono cura dei loro cari in difficoltà e che fornisca loro quelle agevolazioni economiche e assistenziali di cui hanno bisogno».
Chiediamo infine che la proposta di legge in discussione alla Camera venga respinta senza se e senza ma. L’Italia, se è un paese civile, con valori di solidarietà e umanità, non può legalizzare il suicidio dei più fragili e indifesi e divenire quindi l’ottavo paese al mondo (su 194) che hanno legalizzato il suicidio assistito.
«Per non parlare poi della deriva sui minori: in Belgio e Olanda sono stati uccisi alcuni bambini in quanto dichiarati essere senza prospettiva di “vita sana”. Questo non possiamo accettarlo!» è il commento di Franco Mastrapasqua coordinatore del circolo.
In questi giorni c’è una forte pressione mediatica per far calendarizzare e approvare la proposta di legge dell’onorevole Alessandro Zan (PD) sull’omotransfobia. È stata anche lanciata una campagna per sostenere questa proposta di legge.
Il circolo di Bisceglie del Popolo della Famiglia chiede di smetterla con questa propaganda e piuttosto di spendere forze ed energie per parlare delle vere necessità delle famiglie: torniamo a occuparci della cultura dell’accoglienza della vita, parliamo delle famiglie in difficoltà e del futuro dei bambini, discutiamo dell’incapacità del governo regionale nella gestione della situazione sanitaria, occupiamoci delle piccole aziende e delle partite iva.
Sul DDL Zan non facciamo altro che ribadire le parole dei Vescovi italiani: “Un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio.” Il DDL Zan “rischierebbe di aprire a derive liberticide” e finirebbe col “sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso”. D’altronde l’inutile DDL Zan aprirebbe le porte all’indottrinamento gender nelle scuole e favorirebbe l’obbrobrio dell’utero in affitto.
Quindi basta con il clamore su questo inutile e pericoloso DDL Zan e torniamo ad occuparci dei problemi reali delle famiglie.
La nostra scelta di impegnarci in politica non è una scelta che nasce semplicemente dalla necessità di proporre soluzioni a problemi che realmente riscontriamo nella nostra città. Riteniamo infatti, che partire dalle soluzioni è una strada che tutti potrebbero facilmente seguire.
La nostra scelta di impegno civico è invece una decisione che prende forza delle nostre storie personali, in particole modo dalle nostre esperienze familiari e di fede. Ed è con queste due gambe che vogliamo camminare, la gamba della famiglia e la gamba della fede.
L’esperienza familiare ci aiuta a porre una questione temporale che prescinde dalle scadenze elettorali e che dà al nostro agire una lungimiranza derivante dal mettere al centro il bene dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Se dunque l’esperienza familiare ci indica la dimensione della lunghezza temporale, la nostra esperienza di fede ci indica la direzione.
La direzione è quella di lavorare per la nostra città avendo a cuore e avendo cura dei nostri concittadini, delle loro famiglie e dell’ambiente nel quale viviamo. Vogliamo prenderci cura della città come se fosse una casa e vogliamo prenderci cura delle famiglie che in essa ci abitano, ricordandoci che la famiglia è il luogo nel quale i cittadini possono esprimersi pienamente.
L’articolo 3 della Costituzione Italiana parla infatti di “pieno sviluppo della persona umana”. E questo pieno sviluppo, costituzionalmente riconosciuto e incentivato, crediamo che sia possibile soltanto vedendo nel volto di ogni uomo, donna e bambino il volto di Cristo. Siamo infatti convinti che, come dice il Concilio Vaticano II, Cristo rende l’uomo più uomo. San Giovanni Paolo II diceva: Cristo è la risposta che la Chiesa dà ai fondamentali problemi umani. “Chiunque segue Cristo . . . si fa lui pure più uomo” (GS 41) . . . dando testimonianza alla vita di Cristo, (si) indica a ogni uomo la strada verso la pienezza della realizzazione della propria umanità.
Lavoreremo pertanto avendo bene a mente che l’uomo è realizzato e risolto pienamente solo attraverso Cristo. È questo che vogliamo riproporre anche nel concreto delle difficoltà della nostra comunità biscegliese.
Da queste premesse nascono i nostri punti programmatici che andremo a esporvi tra poco. Non si tratta di pura idealità, ma di una visione della società a misura di famiglia e secondo il piano di Dio, dove trovano ampio spazio le famiglie con sostegni alla maternità, e sostegno al mondo delle microimprese locali spesso a conduzione familiare.
Il progetto è faticoso ma non poniamo nessun limite temporale e soprattutto confidiamo nell’aiuto di Dio.
Un’attenta analisi della Profssa Brambilla Giorgia sulla campagna di propaganda a favore della RU486
𝗟𝗮 𝗙𝗨𝗙𝗙𝗔-𝗙𝗘𝗟𝗜𝗖𝗜𝗧𝗔̀
È ormai noto che l’aborto volontario sia per la donna fonte di forte stress emotivo. Nella comunità scientifica si è concordi sul fatto che l’evento abortivo è in grado di produrre un quadro psicologico compatibile con il disturbo post-traumatico da stress (PTSD), la cui tipica caratteristica è – guarda caso – l’insorgenza tardiva: i sintomi del disagio possono infatti subentrare da pochi mesi a molti anni dopo l’evento scatenante, spesso a causa di fatti o circostanze che in qualche modo ricollegano all’evento.
L’iniziale risposta emotiva della donna può essere di sollievo, a cui può seguire una fase di evitamento del problema a causa della repressione e della negazione, che può facilmente durare mesi o anni (si arriva, secondo alcuni, anche oltre i 10 dall’evento
). Ad un certo punto, però, i sentimenti negativi possono esplodere in tutta la loro virulenza.
La FELICITÀ promessa quale sarebbe dunque? Quella del momento? Quella della pacca sulla spalla? Quella in cui ti dici “era l’unica cosa da fare”?
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Vogliamo riflettere e far riflettere le nostre amiche, alunne, figlie, ecc. sul fatto che “non avere altra scelta” significa già non compiere una scelta libera? Ma, soprattutto, vogliamo chiederci perchè la realtà scientifica sul post aborto non viene presentata? Maggiore consapevolezza uguale maggiore libertà, giusto?
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O forse si teme che il “pilota automatico” si disinneschi e che la donna, riprendendo il vero “comando” di sè, ingrani la retromarcia e voli a tutto gas verso una felicità confacente alla sua persona, non senza ostacoli e difficoltà, ma per questo vera e piena?
Come dite? Questo smaschererebbe buona parte dell’ideologia abortista??
Già..

Carissimi amici, nasce a Bisceglie il circolo del movimento politico nazionale “𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗙𝗔𝗠𝗜𝗚𝗟𝗜𝗔”
Siamo un gruppo di amici che vuole migliorare Bisceglie
per farla diventare una città a misura di famiglia ![]()
Il circolo sarà presentato:
𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟏𝟒 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟏
𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟎:𝟑𝟎
presso la sala E.P.A.S.S.
𝘗𝘖𝘚𝘛𝘐 𝘓𝘐𝘔𝘐𝘛𝘈𝘛𝘐 – 𝘱𝘳𝘦𝘯𝘰𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘢𝘭 𝘯𝘶𝘮𝘦𝘳𝘰: 345.5975825
“𝑳𝒂 𝒕𝒖𝒂 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒕𝒂̀ 𝒇𝒊𝒏𝒊𝒔𝒄𝒆 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒊𝒏𝒊𝒛𝒊𝒂 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒂𝒍𝒕𝒓𝒐”
Dovremmo poter chiedere ai bambini nel grembo materno se loro sono favorevoli alla abrogazione della legge 194

“I pensionamenti di decine di dipendenti – spesso non rimpiazzati – incidono non poco sulla consistenza (e inevitabilmente anche sull’efficacia) della macchina amministrativa comunale.”
https://www.bisceglieviva.it/notizie/angarano-nomina-un-nuovo-capo-di-gabinetto/
Credo che questo è un punto prioritario per la gestione di un Comune.
La politica deve occuparsi di far funzionare bene la macchina amministrativa alla quale è posta alla guida.
Altrimenti a cosa servono gli amministratori locali?


Negli ultimi giorni abbiamo assistito ad un acceso dibattito sulla RU486.
Se la RU486 non è veleno, allora come la chiameresti visto che SOPPRIME una vita umana?
Libertà è stare dalla parte giusta della verità. Libertà è difendere la vita, sempre. Libertà è garantire ad ognuno le pari opportunità. Dove sarebbe l’equità nel momento in cui una madre è libera di uccidere il proprio figlio?
La convinzione che per essere donne libere dobbiamo avere il “privilegio” di sopprimere i nostri figli non ancora nati è uno dei più grandi inganni che stiamo vivendo.
Se la nostra libertà finisce dove inizia quella di un altro, allora perché la libertà della madre non finisce dove inizia la vita del figlio?